Dopo aver parlato delle sue origini, Claude, battezzato in Trentino Claudio, ricorda il viaggio in nave che fu tanto terribile da indurlo a non salire mai più su una nave. Spiega che entrambi i suoi genitori avevano la cittadinanza americana: il padre l'aveva acquisita durante la sua permanenza negli Stati Uniti d'America, mentre la madre era cittadina americana perché nata negli Stati Uniti d'America. Claude racconta che, dopo aver svolto alcuni lavoretti e prestato servizio militare in Corea, ha imparato il mestiere del padre, l'arrotino, tramandandolo poi a sua volta ad un figlio e ad un nipote. Confida di essere membro del club “Figli d'Italia” da oltre cinquant'anni, e di essere tornato in Italia dopo circa trent'anni dalla sua partenza, ma confessa anche di essersi sentito straniero e di aver constatato che ora nella sua terra d'origine le condizioni sono migliorate al punto da fargli ritenere gli abitanti quasi troppo “signori”. È orgoglioso di poter chiacchierare ancora in dialetto con gli amici e partecipare ai picnic del Club, anche grazie ad una nipote che lo accompagna volentieri.