Austria

Europa

Nel 1814 il Congresso di Vienna ristabilì i confini dell’Austria come erano stati prima delle guerre napoleoniche dando forma ad un esteso Stato sovranazionale. La monarchia austriaca nell’Ottocento  comprendeva regioni e territori che attualmente costituiscono diversi Stati: il Trentino-Alto Adige, La Lombardia, il Veneto passati all’Italia in momenti distinti, la Slovenia, la Croazia, la Repubblica Ceca, la Slovacchia, l’Ungheria, la regione meridionale della Polonia, la Transilvania (nord della Romania) e la parte più occidentale dell’Ucraina. Nel XIX secolo in Europa si assistette alla creazione degli Stati nazionali e tensioni di impronta nazionalistica si fecero crescenti anche all’interno della monarchia austriaca. I dissidi nazionali esplosero nel 1848 con una serie di moti rivoluzionari che attraversarono tutto l’Impero. Nello stesso anno salì al trono Francesco Giuseppe che mise in atto una politica di repressione dei moti liberali e nazionali. Nel 1861, al termine di un decennio di “neoassolutismo”, si ebbe l’applicazione della costituzione e la nomina del primo parlamento bicamerale. Nel 1867 le tensioni con la componente ungherese vennero ricomposte grazie ad un “compromesso” che prevedeva parlamenti e governi distinti per l’Impero d’Austria e per il regno d’Ungheria uniti dal vincolo dinastico in “monarchia austro-ungarica”. Nel 1878 l’Austria occupò la Bosnia-Erzegovina (annessa poi nel 1908). La Prima guerra mondiale portò alla dissoluzione dell’Impero e alla creazione dei moderni Stati nazionali: Ungheria, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Polonia oltre alla cessione del Tirolo meridionale all’Italia.

L’Impero austro-ungarico fu costantemente percorso da movimenti migratori interni favoriti da un territorio vasto, formato da aree con diversi livelli di sviluppo e vocazioni differenti seppur sottoposti ad una legislazione comune. A partire dalla metà del XIX secolo le migrazioni si indirizzarono in maniera massiccia anche all’esterno dei confini imperiali raggiungendo, all’inizio del XX secolo, 700.000 espatri all’anno (di cui 180.000 oltreoceano). Questo fenomeno prese forma nonostante il governo austriaco non incentivasse l’emigrazione. Per quel che riguarda invece le migrazioni interne non erano previsti particolari controlli o limitazioni ed avvenivano in conseguenza del maggiore sviluppo industriale di alcune zone e del loro processo di urbanizzazione. È il caso, ad esempio, di molti lavoratori che arrivarono a Vienna dalle regioni periferiche.

Il territorio del Trentino fece parte della monarchia asburgica (dopo il 1867 Impero austro-ungarico) fino alla conclusione del primo conflitto mondiale. Si trovava nella Contea del Tirolo con capoluogo Innsbruck. Considerata la politica migratoria dissuasiva del governo austriaco, la migrazione interna, anche per i trentini, fu la soluzione più facilmente praticabile. L’emigrazione per gli abitanti dei monti e delle valli trentine era una scelta quasi obbligata. A partire dalla metà dell’Ottocento diverse calamità naturali e malattie delle colture avevano messo in ginocchio l’economia rurale montana e la realizzazione dell’unità d’Italia, nel 1861, aveva chiuso il confine a sud, verso il Veneto, la Lombardia e la pianura Padana, tradizionali mete dell’emigrazione trentina. A partire dal 1870 decine di migliaia di trentini lasciarono ogni anno i loro paesi per cercare lavoro nelle altre regioni dell’Impero. Le mete favorite erano le più vicine: il Vorarlberg, il Tirolo, il Salisburghese, Vienna e la Carinzia.

L’emigrazione dei Trentini all’interno dell’Austria fu particolarmente consistente nel periodo precedente la Prima guerra mondiale. Per secoli l’emigrazione trentina era stata legata a professioni ambulanti. Ogni valle e paese trentino esprimeva particolari professionalità che nei secoli avevano stabilito delle direzioni e dei luoghi preferenziali di emigrazione; si ricorda ad esempio i venditori ambulanti (perteganti) del Tesino, i venditori di utensili di rame (parolòti) dalla val di Sole, i tagliaboschi (segantini) delle Giudicarie, gli arrotini (moleti) della val Rendena.

Nella seconda metà del XIX secolo si assistette alla rapida industrializzazione di alcune aree europee tra le quali il Vorarlberg, la regione più occidentale dell’Austria (al confine con la Svizzera). Tra il 1870 e il 1914 qui venne costruita un’estesa rete ferroviaria che comprendeva anche la galleria dell’Arlberg, un tunnel lungo più di 10 chilometri concluso nel 1884. I lavoratori impiegati in questo settore erano detti aisempòneri, un termine dal suono dialettale, derivato dalla storpiatura del termine tedesco Eisenbahn che significa “ferrovia”. Lo sviluppo delle vie di comunicazione favorì l’industrializzazione dell’area e la rese particolarmente interessante per  gli imprenditori tedeschi che vi impiantarono le loro attività industriali favoriti da un costo della manodopera inferiore rispetto a quello della Germania.

L’altro settore che richiamò un gran numero di lavoratori dal Trentino fu quello dell’industria tessile che attirò moltissime donne rimaste senza lavoro a causa della crisi delle filande. Le operaie di lingua italiana erano ricercate dagli industriali austriaci perché venivano pagate molto meno di quelle di lingua tedesca. Partirono intere famiglie compresi i bambini che per legge potevano lavorare dall’età di dodici anni. Infatti, nonostante la normativa che doveva garantire una tutela all’infanzia, il lavoro minorile era molto diffuso e coinvolgeva illegalmente anche bambini più piccoli del consentito. In questo contesto anche le ragazze, organizzate in gruppi e sotto la sorveglianza di donne più grandi, decisero di partire dalle valli del Trentino. Al loro arrivo venivano solitamente alloggiate in convitti gestiti dalle suore. Ciononostante la condizione di queste lavoratrici lontane da casa veniva spesso guardata con sospetto dalle famiglie e al rientro le abitudini e la mentalità acquisite all’estero resero talvolta difficile il reinserimento di queste donne nelle comunità di origine. Si calcola che tra gli anni Ottanta dell’Ottocento e il 1914 furono 15.000 all’anno i trentini che si recarono in Tirolo e in Vorarlberg. In generlae l’emigrazione fu definitiva per gli immigrati del comparto industriale e temporanea per chi si impiegò nei cantieri pubblici o edili.

In diverse occasioni lo spostamento di gruppi di lavoratori da una regione all’altra dell’Impero fu organizzata dal governo in concomitanza con particolari cantieri pubblici. Uno degli episodi più antichi fu la mobilitazione dei trentini per la costruzione della rete stradale della Transilvania. Nel 1851 una sessantina di uomini, provenienti quasi tutti da Predazzo, venne trasferito in quella regione (nell’attuale Romania) abitata da una popolazione mista di nazionalità rumena e ungherese.  Il contratto vincolava i lavoratori per due anni. Le professioni coinvolte erano quelle che servivano a contribuire ad un grande cantiere stradale: tagliapietre, minatori, fabbri, ruotai, muratori, carbonai, falegnami e calcinai. Al termine dei due anni qualcuno tornò al paese e qualcuno si stabilì in Transilvania facendosi raggiungere dalla famiglia. Un ulteriore esempio di questa pratica fu il trasferimento di circa 800 trentini in Bosnia-Erzegovina tra il 1882 e il 1884. Il governo aveva avviato un progetto di colonizzazione agricola che aveva anche lo scopo di ridimensionare la componente di popolazione mussulmana nell’area. I coloni trentini andarono incontro a destini più o meno fortunati a seconda della zona in cui si insediarono. Un’ultima serie di partenze si verificò dal Primiero verso la zona di Tuzla tra il 1890 e il 1925. Non si trattò in questo caso di contadini ma di salariati che si diressero verso un’area abbastanza sviluppata grazie alla presenza di saline e industrie siderurgiche.

Per maggiori informazioni consulta le pubblicazioni di Mondotrentino.it

K. H. Burmeister e R. Rollinger, Dal Trentino al Vorarlberg: storia di una corrente migratoria tra Ottocento e Novecento, Provincia autonoma di Trento, 1998

E. Sinz, Kennelbach 1871-1900: l’immigrazione. Il paese, la sua gente e i problemi che sono sorti con la prima grande migrazione dal Trentino, Provincia autonoma di Trento, 2003

R. Johler, Mir parlen italiano. La costruzione sociale del pregiudizio etnico: storia dei trentini nel Vorarlberg, Museo storico in Trento, 1996


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